Cabotaggio marittimo: requisito della nazionalità comunitaria dell’armatore

Si forniscono chiarimenti sul requisito della nazionalità comunitaria dell’armatore che potrebbe non realizzarsi nell’ipotesi di un soggetto esercente una nave registrata in un paese comunitario ma gestita effettivamente in territorio extracomunitario.

Il Regolamento CE n. 3577/92 prevede che la libera prestazione dei servizi di trasporto in uno Stato membro è applicabile agli armatori comunitari che impiegano navi che sono registrate in uno Stato membro e che battono bandiera del medesimo Stato. Gli armatori comunitari – si ricorda – sono i cittadini di uno Stato membro che sono stabiliti in uno Stato membro conformemente alla legislazione di quest’ultimo e che svolgono attività di navigazione; le compagnie di navigazione che sono stabilite conformemente alla legislazione di uno Stato membro ed il cui centro d’attività principale è situato ed il cui controllo effettivo è esercitato in uno Stato membro; oppure i cittadini di uno Stato membro stabiliti fuori della Comunità o le compagnie di navigazione stabilite fuori della Comunità e controllate da cittadini di uno Stato membro se le loro navi sono registrate in uno Stato membro e battono bandiera del medesimo Stato membro conformemente alla legislazione di quest’ultimo.
L’efficacia della normativa è garantita dal requisito della nazionalità comunitaria dell’armatore che potrebbe non realizzarsi nell’ipotesi di un soggetto esercente una nave registrata in un paese comunitario ma gestita effettivamente in territorio extracomunitario. Al riguardo, la Commissione europea ha chiarito che ciascuno Stato membro può operare la scelta delle modalità di controllo anche tramite richieste di chiarimenti direttamente agli armatori, per mezzo delle quali recepire le informazioni atte a determinare se il controllo effettivo di una nave è esercitato in uno Stato membro.
Per assicurare il “controllo effettivo” in uno Stato membro, la Corte di Giustizia europea, già con sentenza del 14 ottobre 2004, si era espressa sulla necessità che la gestione della nave sia effettuata a partire dal territorio comunitario da parte di soggetti dotati di potere di rappresentanza. A tal fine è stato predisposto apposito modulo contenente dettagliata richiesta di informazioni. Il suddetto formulario deve essere compilato e sottoscritto dal comandante della nave impiegata in traffici di cabotaggio, esso sarà poi consegnato all’Autorità marittima tramite il raccomandatario marittimo all’arrivo nel porto di imbarco.
Gli Uffici marittimi trasmetteranno alla Direzione Generale copia del documento ai fini della verifica della conformità alla normativa vigente. Laddove il viaggio di cabotaggio preveda lo sbarco della merce in più porti nazionali, la predetta documentazione non dovrà essere trasmessa dagli Uffici marittimi degli eventuali porti intermedi di scalo ma solo dal porto di imbarco (Circolare Ministero delle Infrastrutture e dei trasporti n. 18931/2018).

Nuove retribuzioni per i dipendenti del CCNL Telecomunicazioni

 

Aumento retributivo da luglio per i dipendenti del CCNL per le Imprese esercenti servizi di telecomunicazione

Livello

Minimo dall’1/7/2018

7 1.720,60
Quadro 1.720,60
6 1.532,01
5 S 1.305,52
5 1.247,32
4 1.124,55
3 1.029,62
2 913,43
1 774,56

Apprendisti Professionalizzanti

 

Livello

Da mese

A mese

Minimo dall’1/7/2018

Laureato 3 1 30 913,43
Laureato 4 1 18 913,43
19 30 1.029,62
Laureato 5 1 18 1.029,62
19 30 1.124,55
Laureato 6 1 18 1.124,55
19 30 1.247,32
Laureato 7 1 18 1.247,32
19 30 1.532,01
3 1 36 913,43
4 1 18 913,43
19 36 1.029,62
5 1 18 1.029,62
19 36 1.124,55
6 1 18 1.124,55
19 36 1.247,32
7 1 18 1.247,32
19 36 1.532,01

Ecco la procedura per lo sviluppo delle regioni meno sviluppate

Definiti i termini, le modalità e le procedure per la concessione e l’erogazione delle agevolazioni in favore di programmi di investimento innovativi coerenti con il Piano nazionale Impresa 4.0 e finalizzati ad aumentare il grado di efficienza, il livello di flessibilità dell’attività economica e di competitività nei territori delle regioni meno sviluppate (Basilicata, Calabria, Campania, Puglia e Sicilia) (Ministero Sviluppo Economico – decreto 09 marzo 2018).

L’intervento agevolativo mira a sostenere la realizzazione nelle regioni meno sviluppate di programmi di investimento, diretti a consentire la transizione del settore manifatturiero verso la cosiddetta Fabbrica Intelligente, e richiede investimenti innovativi che consentono l’interconnessione tra componenti fisiche e digitali del processo produttivo, innalzando il livello di efficienza e di flessibilità nello svolgimento dell’attività economica, con conseguente riduzione dei costi o incremento del livello qualitativo dei prodotti.

Le agevolazioni sono rivolte alle PMI che, alla data di presentazione della domanda, sono in possesso dei seguenti requisiti:
– essere regolarmente costituite e iscritte nel Registro delle imprese;
– essere nel pieno e libero esercizio dei propri diritti, non essere in liquidazione volontaria e non essere sottoposte a procedure concorsuali;
– trovarsi in regime di contabilità ordinaria e disporre di almeno due bilanci approvati e depositati presso il Registro delle imprese ovvero aver presentato, nel caso di imprese individuali e società di persone, almeno due dichiarazioni dei redditi;
– essere in regola con le disposizioni vigenti in materia di normativa edilizia ed urbanistica, del lavoro, della prevenzione degli infortuni e della salvaguardia dell’ambiente ed essere in regola in relazione agli obblighi contributivi;
– aver restituito somme dovute a seguito di provvedimenti di revoca di agevolazioni concesse dal Ministero dello Sviluppo Economico;
– non aver effettuato, nei due anni precedenti la presentazione della domanda, una delocalizzazione verso l’unità produttiva oggetto dell’investimento in relazione al quale vengono richieste le agevolazioni e impegnarsi a non procedere alla delocalizzazione nei due anni successivi al completamento dell’investimento stesso.

Possono beneficiare delle agevolazioni anche i liberi professionisti, in possesso dei medesimi requisiti previsti per le PMI, iscritti agli ordini professionali o aderenti alle associazioni professionali individuate nell’elenco tenuto dal Ministero e in possesso della relativa attestazione.

Le spese ammissibili sono quelle relative all’acquisto di nuove immobilizzazioni materiali e immateriali, che riguardino macchinari, impianti e attrezzature strettamente funzionali alla realizzazione dei programmi di investimento, nonché programmi informatici e licenze correlati all’utilizzo dei predetti beni materiali.

Le agevolazioni sono concesse, nella forma del contributo in conto impianti e del finanziamento agevolato, sulla base di una percentuale nominale delle spese ammissibili pari al 75%, ripartita come di seguito indicato:
– per le imprese di micro e piccola dimensione, un contributo in conto impianti pari al 35% e un finanziamento agevolato pari al 40%;
– per le imprese di media dimensione, un contributo in conto impianti pari al 25% e un finanziamento agevolato pari al 50%.

Il finanziamento agevolato deve essere restituito dall’impresa beneficiaria senza interessi a decorrere dalla data di erogazione dell’ultima quota a saldo delle agevolazioni, secondo un piano di ammortamento a rate semestrali costanti posticipate scadenti il 31 maggio e il 30 novembre di ogni anno, in un periodo della durata massima di sette anni.
Le agevolazioni sono erogate dall’Agenzia nazionale per l’attrazione degli investimenti e lo sviluppo d’impresa S.p.a., a seguito della presentazione di richieste da parte delle imprese beneficiarie avanzate in relazione a titoli di spesa, anche singoli, inerenti alla realizzazione del programma di investimento per un importo almeno pari al 25% dell’importo complessivo dell’investimento ammesso, ad eccezione dell’ultima richiesta di erogazione che può essere riferita ad importo inferiore.

I termini di apertura e le modalità di presentazione delle domande saranno poi definiti con successivo provvedimento.

Acceso diverbio col superiore: legittimo il licenziamento disciplinare

Costituisce giusta causa di licenziamento del lavoratore l’acceso diverbio col suo superiore seguito da vie di fatto, per aver ignorato un ordine di servizio.

Il caso di specie riguarda il licenziamento intimato ad un lavoratore per non aver eseguito un ordine di servizio sull’orario di lavoro dal suo superiore gerarchico e per aver negato con veemenza di aver ricevuto tale ordine, aggredendo per giunta lo stesso superiore colpendolo fisicamente.
La corte di merito ridimensionava il fatto contestato, ritenendolo punito CCNL del settore con sanzione non espulsiva, pertanto dichiarava illegittimo il licenziamento, con ordine di reintegra.
Con ricorso in Cassazione, il datore di lavoro ritiene che la decisione impugnata ha errato nell’escludere la sussunzione del fatto accertato (acceso diverbio col superiore, con vie di fatto) nel concetto di giusta causa di licenziamento, nonchè che simile e grave episodio dovesse ricondursi ad ipotesi sanzionate dalla contrattazione collettiva con sanzione meramente conservativa.
Al riguardo, la Corte di Cassazione, infatti, ha osservato che, a fronte del rimprovero del superiore circa il mancato rispetto dell’ordine di servizio inerente l’orario di lavoro, il lavoratore ha instaurato “un acceso diverbio col superiore con vie di fatto, in esito al quale quest’ultimo è dovuto ricorrere alle cure del pronto soccorso”, episodio, questo, che non può non ricondursi nella nozione di giusta causa di licenziamento.
La mancata sussunzione di tale comportamento nel concetto di giusta causa, da parte dei giudici del merito, non può dunque che ritenersi erronea.
Erronea è altresì la tesi della sentenza impugnata secondo cui il CCNL prevedeva per “casi analoghi” una sanzione conservativa. Ed invero i casi menzionati dalla Corte di merito (abbandono ingiustificato del posto di lavoro, et similia) nulla hanno a che vedere con le lesioni personali provocate al superiore gerarchico da parte del lavoratore, che aveva peraltro contravvenuto l’ordine di servizio inerente l’orario di lavoro.

Cassa Edile di Treviso: indicazioni sulla trasferta

La Cassa Edile di Treviso fornisce indicazioni alle imprese sul regolamento della c.d. “trasferta veneta”

La Cassa Edile di Treviso conferma la piena vigenza dell’accordo contrattuale del 20/5/2008, che regolamenta la cosiddetta “Trasferta Veneta”.
Tale intesa, nella volontà di ridurre gli adempimenti burocratici a carico delle Imprese edili venete, permette alle stesse di mantenere l’iscrizione alla Cassa Edile della provincia ove ha sede l’Impresa, anche qualora i lavori si svolgano “fuori provincia” ma comunque in Veneto.
Oltre che la riduzione degli adempimenti amministrativi ciò comporta anche maggiori certezze per lavoratori ed Imprese di poter usufruire delle Assistenze e/o rimborsi previsti.
Pertanto, la Cassa Edile di Treviso, ribadisce che ogni pretesa, rivolta alle Imprese trevigiane che operano fuori provincia ma comunque in Veneto, di iscriversi e versare i contributi alla Cassa Edile della provincia ove si svolgono i lavori, va respinta con determinazione.