Assistenza alla persona e somministrazione illecita di manodopera

Con riferimento alla questione cooperative e società che forniscono ai propri utenti servizi di assistenza alla persona, per le ipotesi di intermediazione illecita di manodopera si applica la sanzione amministrativa unicamente nei confronti del somministratore e non anche nei riguardi dell’utilizzatore/famiglia privata.

In riferimento ad una richiesta di chiarimenti circa cooperative e società che forniscono ai propri utenti servizi di assistenza alla persona ed eventuali risvolti in tema di somministrazione illecita di manodopera, il Ministero del lavoro e delle politiche sociali ha ribadito che non è sanzionabile l’utilizzatore persona fisica/famiglia, ma unicamente il somministratore.
A sostegno della conclusione, i frequenti riferimenti testuali della relativa disciplina normativa al mondo produttivo con esclusione, evidentemente, degli attori del mondo prettamente sociale quali le famiglie, sia ragioni di ordine pratico oltre che di giustizia, fra cui la difficoltà per le famiglie, applicando la diligenza media, di verificare il possesso e la legittimità, da parte dei soggetti che somministrano, delle particolari condizioni ed autorizzazioni previste ex lege per lo svolgimento dell’attività di somministrazione.

Il regime fiscale delle locazioni brevi

Introdotto con il D.L. n. 50 del 2017, il regime fiscale delle locazioni brevi subisce modifiche, ancor prima di essere attuato, con la legge di conversione del citato decreto. Vediamo in sintesi quali imposte sono dovute in caso di “locazioni brevi”.

La disciplina fiscale delle “locazioni brevi” è contenuta nell’articolo 4, commi da 1 a 7 del D.L. n. 50 del 2017.
Per effetto delle modifiche introdotte dalla legge di conversione, il regime fiscale delle “locazioni brevi” si applica ai redditi derivanti da contratti di locazione di immobili ad uso abitativo di durata non superiore a 30 giorni, ivi inclusi quelli che prevedono la prestazione dei servizi di fornitura di biancheria e di pulizia dei locali, stipulati da persone fisiche, al di fuori dell’esercizio di attività d’impresa, direttamente o tramite soggetti che esercitano attività di intermediazione immobiliare, ovvero soggetti che gestiscono portali telematici, mettendo in contatto persone in cerca di un immobile con persone che dispongono di unità immobiliari da locare.
In particolare, in base al regime fiscale delle locazioni brevi, è possibile assoggettare ad imposta sostitutiva nella forma della cedolare, applicando l’aliquota del 21 per cento ai canoni di locazione ed ai corrispettivi lordi derivanti:
– dai suddetti contratti di locazione stipulati a decorrere dal 1° giugno 2017;
– dai contratti di sub-locazione e dai contratti a titolo oneroso conclusi dal comodatario, aventi ad oggetto il godimento dell’immobile da parte di terzi, stipulati a decorrere dal 1° giugno 2017, nel rispetto delle condizioni suesposte.

Viene rinviata all’adozione di apposito decreto ministeriale per definire, in considerazione del numero delle unità immo-biliari locate e alla durata delle locazioni in un anno solare, elementi sintomatici in base ai quali si presume che le locazioni brevi siano riconducibili ad attività imprenditoriale.

INTERMEDIARI IMMOBILIARI E SITI WEB DI AFFITTI

Regole specifiche sono stabilite per disciplinare l’attività dei soggetti che intervengono, sia con metodi tradizionali sia con mezzi informatici, per mettendo in contatto persone in cerca di un immobile con persone che dispongono di unità immobiliari da locare.
Gli intermediari immobiliari e i siti web di affitti hanno l’obbligo di trasmettere all’Amministrazione finanziaria i dati relativi ai contratti di locazione, sub-locazione e comodato brevi, entro il 30 giugno dell’anno successivo a quello a cui si riferiscono i predetti dati. In caso di omessa, incompleta o infedele comunicazione dei dati è applicata la sanzione amministrativa da euro 250 a euro 2.000, ridotta alla metà se la trasmissione è effettuata entro i quindici giorni successivi alla scadenza, ovvero se, nel medesimo termine, è effettuata la trasmissione corretta dei dati. Le modalità di trasmissione e conservazione dei dati saranno definite con provvedimento dell’Agenzia delle Entrate.
Inoltre, qualora incassino i canoni o i corrispettivi, ovvero intervengano nel pagamento dei predetti canoni o corrispettivi, hanno l’obbligo di operare, in qualità di sostituti d’imposta, una ritenuta del 21 per cento sull’ammontare dei canoni e corrispettivi all’atto del pagamento al beneficiario, provvedendo al relativo versamento tramite modello F24 ed al rilascio e trasmissione telematica della relativa Certificazione Unica. Se non è stata esercitata l’opzione per la cedolare secca, la ritenuta si considera operata a titolo di acconto.
Qualora l’intermediario immobiliare ovvero il titolare del sito web di affitto non sia residente in Italia, i suddetti adempimenti in qualità di sostituto d’imposta sono effettuati attraverso la stabile organizzazione ovvero un rappresentante fiscale.

IMPOSTA DI SOGGIORNO

Le “locazioni brevi”, inclusi i contratti di sub-locazione e di comodato, sono soggette all’imposta di soggiorno ed al contributo di soggiorno.
Responsabile del pagamento dell’imposta di soggiorno e del contributo di soggiorno è il soggetto che incassa il canone o il corrispettivo, ovvero che interviene nel pagamento dei predetti canoni o corrispettivi. Lo stesso è altresì responsabile degli ulteriori adempimenti previsti dalla legge e dal regolamento comunale.

Irap, rimborso peril medico di base convenzionato con il SSN

Viene rimborsata l’IRAP pagata dal medico di base convenzionato con il SSN che impiega una sola dipendente partime con mansioni di segretaria (CORTE DI CASSAZIONE – Sez. VI civ. – Ordinanza 21 giugno 2017, n. 15412).

Nel caso esaminato dalla Corte, la CTR del Lazio con sentenza ha accolto l’appello proposto dalla contribuente, medico di base convenzionato con il SSN, nei confronti dell’Agenzia delle Entrate, avverso la sentenza di primo grado della CTP di Roma, che aveva rigettato il ricorso proposto dalla contribuente avverso il diniego dell’Ufficio sull’istanza di rimborso che la stessa aveva presentato per l’IRAP versata per quattro anni.
Avverso la pronuncia della CTR l’Agenzia delle Entrate ha proposto ricorso per cassazione, affidato ad un solo motivo.
La contribuente resiste con controricorso.
Con l’unico motivo l’Amministrazione finanziaria ricorrente denuncia omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio, che è stato oggetto di discussione tra le parti e relativo all’utilizzazione da parte della contribuente, medico di base convenzionato con il SSN, di personale dipendente non occasionale per gli anni di riferimento.
Sennonché nella fattispecie in esame si è trattato della collaborazione di una sola dipendente con mansioni di segretaria impiegata partime. A ciò consegue che la pronuncia impugnata risulta avere correttamente escluso la sussistenza del presupposto impositivo dell’IRAP alla luce dei principi enunciati da precedenti pronunce della Cassazione, cui si è uniformata la successiva giurisprudenza, secondo cui il requisito dell’autonoma organizzazione di cui all’art. 2 del d.lgs. n. 446/1997, quale presupposto impositivo del suddetto tributo ricorre invece quando il contribuente: «a) sia, sotto qualsiasi forma, il responsabile dell’organizzazione e non sia, quindi, inserito in strutture organizzative riferibili ad altrui responsabilità ed interesse; b) impieghi beni strumentali eccedenti, secondo l’id quod plerumque accidit, il minimo indispensabile per l’esercizio dell’attività in assenza di organizzazione, oppure si avvalga in modo non occasionale di lavoro altrui che superi la soglia dell’impiego di un collaboratore che esplichi mansioni di segretaria ovvero meramente esecutive».
Il ricorso dell’Agenzia delle Entrate va pertanto rigettato.

Contratto di sale and lease back: trattamento fiscale della plusvalenza

Forniti chiarimenti sul trattamento contabile e fiscale della plusvalenza realizzata in un contratti di sale and lease back rappresentata dalla vendita di un terreno edificabile ad una società di leasing e stipula del contratto di locazione avente ad oggetto il terreno ceduto e il fabbricato costruito con il finanziamento della società di leasing (Agenzia entrate – risoluzione 23 giugno 2017, n. 77/E).

Da un punto di vista contabile, la plusvalenza che emerge a seguito della vendita del terreno è imputata a conto economico a partire dal momento in cui decorre il contratto di locazione e ripartita durante la durata del contratto stesso.

Tale imputazione civilistica assume rilevanza anche ai fini fiscali, con la conseguenza che la plusvalenza realizzata concorre alla formazione del reddito:
– ripartita in funzione della durata del contratto di locazione finanziaria;
– a partire dal momento in cui inizia a decorrere il contratto di locazione finanziaria.

Ne deriva che per i soggetti che redigono il bilancio in base ai principi contabili internazionali (…) e per i soggetti che redigono il bilancio in conformità alle disposizioni del codice civile, valgono, anche in deroga alle disposizioni dei successivi articoli della presente sezione, i criteri di qualificazione, imputazione temporale e classificazione in bilancio previsti dai rispettivi principi contabili.

Aggiornate le faq sul Bonus Sud: chiarimenti sulla trasformazione del contratto di lavoro

Nuovi chiarimenti sulla possibilità di ususfruire del Bonus Sud in caso di trasformazione del contratto a terminein contratto a tempo indeterminato, per lavoratori con più di 24 anni, in seguito all’accoglimento dell’istanza di prenotazione del Bonus, avvenuta già prima della trasformazione, e successiva autorizzazione ad operare con lo sgravio.

L’Incentivo occupazione SUD prevede un incentivo all’assunzione dei lavoratori con contratto a tempo indeterminato nelle regioni del Sud, pari alla contribuzione previdenziale a carico del datore di lavoro, con esclusione di premi e contributi dovuti all’lnail, nel limite massimo di 8.060 euro annui per lavoratore assunto.
La trasformazione del contratto a termine di soggetti ultra ventiquattrenni, è espressamente prevista come ipotesi agevolativa dall’art. 4, co. 5, del DM n. 367/2016. La medesima norma, come successivamente modificata, precisa però che in tale fattispecie non trova applicazione il requisito della disoccupazione previsto per i destinatari del beneficio. Secondo l’Inps, l’interpretazione letterale della disposizione imporrebbe di considerare come unica eccezione ammessa quella del requisito della disoccupazione, mantenendosi invece il secondo requisito della mancanza di impiego regolarmente retribuito nei sei mesi precedenti alla trasformazione.
In seguito ai citati chiarimenti, sono state recentemente richieste precisazioni in merito alla possibilità di usufruire del Bonus Sud a seguito di istanza di accoglimento delle somme richieste per la seguente fattispecie:
1. Lavoratrice con età superiore ai ventiquattro anni assunta con contratto a tempo determinato dal 6/05/2014;
2. Trasformazione a tempo indeterminato in data 01/05/2017 (periodo di lavoro pari a 2 anni e 360 giorni circa);
3. Richiesta di prenotazione somme Bonus (prima della trasformazione), regolarmente accolta;
4. Istanza confermata con autorizzazione ad operare lo sgravio.
La Fondazione studi CdL ha confermato che per le trasformazioni a tempo indeterminato il Bonus Sud può essere legittimamente fruito se il soggetto, avente un’età uguale o superiore a 25 anni, alla data della medesima trasformazione sia “privo di impiego regolarmente retribuito da almeno sei mesi”.
Nel caso di cui sopra il bonus è stato riconosciuto dalle procedure telematiche in quanto il suddetto requisito non viene accertato in tempo reale ma viene autodichiarato dal datore di lavoro, sotto la sua responsabilità. Il datore di lavoro, infatti, all’atto di invio della richiesta telematica di riconoscimento dell’agevolazione, dichiara che la stessa riguarda un lavoratore disoccupato;che non abbia avuto nei sei mesi precedenti un rapporto di lavoro con il medesimo datore di lavoro (ad esclusione delle ipotesi di trasformazione a tempo indeterminato); che, se di almeno 25 anni di età, sia privo di impiego regolarmente retribuito da almeno sei mesi. Dunque, se il datore di lavoro è già a conoscenza del fatto che il lavoratore non è in possesso di tutti i requisiti richiesti, deve astenersi dalla fruizione dell’agevolazione, che, altrimenti verrà recuperata ex post mediante i futuri controlli.