Negare il riposo infrasettimanale non costituisce condotta antisindacale

Non consentire lo svolgimento dell’orario di lavoro nella forma della “settimana corta” per aver esercitato nel corso della medesima settimana il diritto di sciopero, non costituisce condotta antisindacale.

Il caso giudiziario ha come oggetto il ricorso di un’associazione sindacale diretto alla repressione della condotta antisindacale individuata nella errata applicazione della “settimana corta” contenuta nel CCNL. Il Giudice di primo grado rigettava il gravame, essenzialmente sulla considerazione che il mancato riconoscimento ai giornalisti della giornata di riposo infrasettimanale per non aver lavorato l’intero orario settimanale a seguito di astensione collettiva dal lavoro, non si configurasse come lesione del diritto alla giornata di riposo, ulteriore a quella coincidente con la domenica.
Anche in appello, il gravame era respinto, sicché il sindacato proponeva ricorso in Cassazione, lamentando che la sentenza impugnata avesse erroneamente ritenuto che il diritto al riposo compensativo maturasse in base ai giorni effettivamente lavorati, sicché, non fornendo per un giorno (ad esempio, per sciopero, malattia o permesso sindacale) la prestazione lavorativa, non si avesse diritto a tale riposo compensativo.
Per la Suprema Corte il motivo è infondato. L’antisindacalità del comportamento, infatti, da valutarsi in base all’oggettiva idoneità della condotta datoriale a ledere interessi sindacali (come nella specie, in cui viene riservato agli scioperanti un trattamento economico deteriore), non può ritenersi sussistente perché il caso non riguarda il diritto al riposo (settimanale) costituzionalmente tutelato, ma solo la richiesta di non lavorare egualmente il sesto giorno, giornata lavorativa a zero ore, e solo impropriamente denominata “riposo compensativo”, comunque aggiuntivo e non oggetto di tutela costituzionale). Non sussiste dunque alcun comportamento antisindacale, diretto in sostanza a disincentivare l’attività sindacale.

Scissione di pagamenti: prossima la scadenza del versamento dell’imposta

In applicazione dello split payment, entro il 18 dicembre 2017 le pubbliche amministrazioni e le società devono effettuare la registrazione e il versamento della prima liquidazione IVA.

L’art. 1, D.L. n. 50/2017 prevede l’estensione dell’ambito di applicazione del meccanismo della scissione dei pagamenti dell’IVA anche alle operazioni effettuate nei confronti di tutte le pubbliche amministrazioni inserite nel conto economico consolidato, delle società controllate da pubbliche amministrazioni centrali e locali, nonché delle società quotate incluse nell’indice FTSE MIB.
Nello specifico, lo split payment è stato esteso a:
– tutte le pubbliche amministrazioni inserite nel conto economico consolidato;
– le società controllate di diritto, direttamente dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri e dai Ministeri;
– le società controllate di fatto, direttamente dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri e dai Ministeri;
– le società controllate di diritto, direttamente dalle regioni, province, città metropolitane, comuni, unioni di comuni;
– le società controllate direttamente o indirettamente di diritto dalle società di cui sopra;
– le società quotate inserite nell’indice FTSE MIB della Borsa italiana.
Con lo scopo di agevolare l’adeguamento dei sistemi contabili alle nuove disposizioni, le società ivi contemplate, potranno annotare le fatture, per le quali l’esigibilità si verificherà dal 1° luglio 2017 al 30 novembre 2017, ed effettuare il relativo versamento dell’imposta, entro il giorno 18 dicembre 2017 (posto che la scadenza del 16 dicembre 2017 cade in un giorno festivo per le aziende di credito).

IMU/TASI: scade il 18/12/2017 il termine per il versamento del saldo

Il versamento della seconda rata dell’IMU e della TASI per l’anno 2017 deve essere eseguito a saldo dell’imposta dovuta per l’intero anno, con eventuale conguaglio sulla prima rata versata, sulla base delle delibere pubblicate alla data del 28 ottobre 2017 nel sito informatico www.finanze.it..

Il versamento deve essere effettuato entro il 18 dicembre 2017, in quanto il termine del 16 dicembre stabilito dalla legge scade di sabato, sulla base delle delibere approvate dal comune per lo stesso anno 2017 a condizione che:
1) la delibera sia stata adottata entro il 31 marzo 2017;
2) la delibera sia stata pubblicata sul sito internet www.finanze.it entro il 28 ottobre 2017;
3) l’aliquota fissata per la singola fattispecie impositiva non sia stata aumentata rispetto a quella applicabile nell’anno 2015.
I versamenti dell’imposta sono eseguiti utilizzando il modello F24 e gli appositi codici tributo:
3912 – IMU – imposta municipale propria su abitazione principale e relative pertinenze
3913 – IMU – imposta municipale propria per fabbricati rurali ad uso strumentale
3914 – IMU – imposta municipale propria per i terreni
3916 – IMU – imposta municipale propria per le aree fabbricabili
3918 – IMU – imposta municipale propria per gli altri fabbricati
3930 – IMU – imposta municipale propria per gli immobili ad uso produttivo classificati nel gruppo catastale D
3958 – TASI – tributo per i servizi indivisibili su abitazione principale e relative pertinenze
3959 – TASI – tributo per i servizi indivisibili per fabbricati rurali ad uso strumentale
3960 – TASI – tributo per i servizi indivisibili per le aree fabbricabili
3961 – TASI – tributo per i servizi indivisibili per altri fabbricati.

Sconti praticati alla clientela: per l’impresa le relative spese non sono deducubili

Indeducibili dal reddito d’impresa, le spese per sconti alla clientela in quanto non funzionali al corretto esercizio dell’attività economica dell’imprenditore (Corte di cassazione sentenza 13 dicembre 2017, n. 29865).

Le spese e gli altri componenti negativi sono deducibili se e nella misura in cui si riferiscono ad attività o beni da cui derivano ricavi od altri proventi che concorrono a formare il reddito.
In tal senso la giurisprudenza ha chiarito che un costo è deducibile dal reddito d’impresa solo se e in quanto sia funzionale alla produzione del reddito stesso. Il concetto di inerenza è nozione di origine economica, legata all’idea del reddito come entità calcolata al netto dei costi sostenuti per la sua produzione, che, nel campo fiscale, si traduce in un risparmio di imposta.
Pertanto, è errato ritenere che la spesa per sconti possa essere considerata inerente e quindi deducibile sulla base della libertà insindacabile dell’imprenditore di effettuare concessioni ai propri clienti, purché l’operazione non sia antieconomica.

CCNL Turismo Anpit-Cisal: Interpretazione autentica su lavoro stagionale e intermittente

Emessa, il 30/11/2017, dalla commissione bilaterale ENBIC, l’interpretazione autentica esplicativa su “Lavoro Intermittente e Lavoro a Tempo Determinato Stagionale nel CCNL Turismo, Agenzie di Viaggio e Pubblici Esercizi” del 23/5/2017

La Commissione Bilaterale Nazionale di Garanzia, Interpretazione, Certificazione e Conciliazione dell’En.Bi.C., avendo ricevuto da uno Studio di Consulenza due quesiti in materia di lavoro stagionale e di lavoro intermittente, ha pubblicato il presente verbale di interpretazione autentica che, come previsto dall’art. 176 del CCNL “Turismo, Agenzie di Viaggio e Pubblici Esercizi, dall’1/12/2017 sarà, a tutti gli effetti, vincolante quale parte del testo contrattuale.

1) Sul Lavoro Stagionale
I limiti contrattuali riferiti al Lavoro a tempo determinato Stagionale, pari a 8 mesi nell’anno solare, sono riferiti esclusivamente a tale tipologia contrattuale o, eventualmente, devono esservi computati anche altri periodi di lavoro svolti dal Lavoratore, anche se con diverse tipologie contrattuali (es. lavoro intermittente) ma per lo svolgimento di attività caratterizzate da intensificazioni in particolari periodi dell’amo, ancorché escluse dalla definizione legale delle attività stagionali ex D.P.R. 1525/63?

L’art. 56 del CCNL prevede apposita normativa in materia di Lavoro a Tempo Determinato Stagionale, ivi compresi i seguenti limiti temporali: “Salvo diverso Accordo di secondo livello, nell’arco dello stesso ciclo d’attività stagionale, non è consentito per ogni singolo Lavoratore superare 8 (otto) mesi nell’anno solare di durata massima complessiva del rapporto di lavoro a tempo determinato stagionale, comprese le eventuali proroghe e i periodi di formazione, addestramento, chiusure e/o consegne e ferie godute”.
Per la Commissione, vi è una condizione “necessaria” alla configurazione dell’attività aziendale stagionale ed è quella prevista nella definizione a) del punto 1) dell’art. 56 del CCNL:
a) Lavoro Stagionale: lavoro richiesto e collettivamente reso nel settore Turismo, in ambiti ciclici annuali che prevedono periodi calendarizzati d’interruzione della prestazione non inferiori a 70 (settanta) giorni continuativi o a 120 (centoventi) giorni non continuativi.

In tale contesto, il singolo Lavoratore sarà poi “stagionale” se rispetterà i criteri previsti nella definizione b), sempre del punto 1) dell’art. 56 del CCNL:
b) Lavoratore Stagionale: Lavoratore che opera in un’Azienda turistica e che, effettivamente, rende la sua specifica prestazione lavorativa in attività che, nel rispetto dei criteri di stagionalità, hanno un periodo di inattività annuale non inferiore a 70 giorni continuativi o a 120 giorni non continuativi.

Resta poi da definire la nozione d’interruzione “dell’attività imprenditoriale nel suo complesso”.
Ad avviso della Commissione, tale “interruzione” non potrà essere assoluta. Pertanto, una struttura ricettiva è “stagionale” solo se prevede una chiusura dell’attività tipica (es. ricevimento Clienti) di almeno 70 giorni consecutivi o 120 giorni non consecutivi.
Ovviamente, le inattività dovranno essere formalmente comunicate (alla Clientela) o, comunque, ufficializzate.

La Commissione Bilaterale conferma che la durata massima prevista dall’art. 56 del CCNL per il Lavoro Stagionale, pari a 8 mesi nell’anno solare, è riferita al solo Lavoro a Tempo Determinato Stagionale tipico, ovvero per le attività esplicitamente elencate nel D.P.R. n. 1525/63.
Viceversa, saranno da escludere da tale computo i periodi svolti dal Lavoratore nella medesima Azienda con altre tipologie contrattuali (es. Lavoro Intermittente o Lavoro a Tempo Determinato) per l’esecuzione di attività che, pur essendo correlate al lavoro stagionale in senso lato, ovvero contraddistinte da periodi di forte intensificazione annuale in concomitanza, ad esempio, al periodo estivo, invernale e/o a particolari ricorrenze, non rientrano in quelle previste dal D.P.R. n. 1525/63.
In tali casi, si dovranno applicare le discipline contrattuali e legali proprie della tipologia lavorativa instaurata con il Dipendente, senza eterogenee computazioni al lavoro stagionale così come legalmente definito.
Resta però inteso che tali attività accessorie ed eterogenee dovranno essere gestite tramite Contratto individuale che ne sottolinei la specificità estranea al Contratto di lavoro stagionale, non potendo risolversi in strumento elusivo dei limiti temporali legali previsti per la permanenza della tipologia del “lavoro stagionale”.

2) Sul Lavoro Intermittente
E’ contrattualmente prevista l’instaurazione di Contratti di Lavoro Intermittente per l’effettuazione di trattamenti antiparassitari e potatura degli alberi, quali attività di manutenzione con cadenza normalmente pluriennale o annuale?

La Commissione Bilaterale conferma che è contrattualmente ammessa l’instaurazione di Contratti di Lavoro Intermittente per l’”effettuazione di trattamenti antiparassitari e potatura degli alberi, con cadenza pluriennale o annuale”.
Ovviamente, per tale tipologia contrattuale, si dovranno rispettare i limiti e gli obblighi di comunicazione preventiva previsti dalla normativa vigente in materia, anche richiamati negli artt. 84 e 85 del CCNL e l’instaurazione di tali rapporti non potrà essere continuazione di analoghe mansioni svolte con Contratto stagionale, altrimenti sarebbe elusiva dei limiti di Legge.