Chiarimenti sui regimi agevolati per il trasferimento della residenza fiscale in Italia

Forniti chiarimenti sulle misure fiscali volte ad agevolare i docenti e ricercatori, contro-esodati e impatriati che trasferiscono la residenza in Italia per svolgervi un’attività di lavoro, per i quali è prevista una tassazione agevolata dei redditi prodotti in Italia (Agenzia entrate – circolare 23 maggio 2017, n. 17/E).

La tassazione agevolata risulta applicabile ai soli redditi prodotti nel territorio dello Stato, con esclusione dei redditi derivanti da attività di lavoro prestata fuori dai confini dello Stato.
Se la produzione di redditi nei primi mesi dell’anno al di fuori del territorio italiano sia accompagnata dal rientro in Italia in corso d’anno, i redditi concorrono alla formazione del reddito complessivo in via ordinaria, salva l’applicazione delle convenzioni contro le doppie imposizioni.
In caso di trasferte, i redditi derivanti sono agevolabili in quanto strettamente connessi all’attività svolta in Italia.
Diversamente, non sono agevolabili i redditi derivanti:
– da attività lavorativa resa in distacco all’estero in quanto, la prestazione, essendo resa a beneficio del soggetto distaccatario estero, risulta distinta dall’attività svolta in Italia;
– da attività prestate all’estero, come nel caso di assegnazione di opzioni derivanti dai piani di stock options, anche se percepiti nel periodo d’imposta in cui il soggetto è fiscalmente residente in Italia.

Per beneficiare del regime agevolato, i docenti e ricercatori, i lavoratori contro-esodati e i lavoratori impatriati, titolari di reddito di lavoro dipendente, devono presentare una richiesta scritta al datore di lavoro, contenente:
– le generalità;
– il codice fiscale;
– l’indicazione della data di rientro in Italia e della prima assunzione in Italia (in caso di assunzioni successive o più rapporti di lavoro dipendente);
– la dichiarazione di possesso dei requisiti previsti dai regimi agevolativi di cui si chiede l’applicazione;
– l’indicazione dell’attuale residenza in Italia;
– l’impegno a comunicare tempestivamente ogni variazione della residenza prima del decorso del periodo minimo previsto dalla norma della quale si chiede la fruizione;
– la dichiarazione di non beneficiare di ulteriori benefici fiscali.

Il datore di lavoro applica il beneficio dal periodo di paga successivo alla richiesta e, in sede di conguaglio, dalla data dell’assunzione, mediante applicazione delle ritenute sull’imponibile ridotto alla percentuale di reddito tassabile prevista dal regime agevolativo per il quale il lavoratore ha presentato la richiesta scritta, al quale saranno commisurate le relative detrazioni. Qualora il datore di lavoro non abbia potuto riconoscere l’agevolazione, il contribuente può fruirne direttamente in dichiarazione.

Invece i lavoratori autonomi, docenti e ricercatori, lavoratori contro-esodati e lavoratori impatriati, possono accedere al regime di favore direttamente in dichiarazione oppure in sede di applicazione della ritenuta d’acconto operata dal committente, sui compensi percepiti. In tale ultimo caso è richiesta apposita richiesta scritta ai propri committenti, contenente:
– le generalità;
– il codice fiscale;
– l’indicazione della data di rientro in Italia;
– la dichiarazione di possesso dei requisiti previsti dai regimi agevolativi di cui si chiede l’applicazione;
– l’indicazione dell’attuale residenza in Italia;
– la dichiarazione di non beneficiare di ulteriori benefici fiscali.

Controversie: costituita la commissione di conciliazione presso l’EBIT Sardegna

L’EBIT – Ente bilaterale Terziario della Sardegna – comunica l’istituzione della Commissione Paritetica Territoriale per la Conciliazione delle controversie insorte tra lavoratore e datore.

La Commissione Paritetica Territoriale di Conciliazione, costituita ai sensi del vigente CCNL terziario, distribuzione e servizi, è un organismo composto dai rappresentanti dell’associazione Confcommercio e dalle organizzazioni sindacali FILCAMS-CGIL, FISASCAT-CISL e UILTUCS-UIL, che ha lo scopo di conciliazione le controversie individuali o plurime che possono sorgere tra le aziende e i loro lavoratori dipendenti. Qualora le parti abbiano già trovato la soluzione della controversia tra loro insorta possono richiedere, attraverso una spontanea comparizione, di conciliare la stessa in sede di commissione.
Su richiesta del datore o del lavoratore la Commissione provvede a convocare le parti fissando il giorno e l’ora in cui sarà esperito il tentativo di Conciliazione.

Regimi agevolativi per chi trasferisce la residenza fiscale in Italia

Con la circolare n. 17/E del 23 Maggio 2017 il Fisco illustra i requisiti necessari per accedere alle agevolazioni, le modalità di esercizio delle opzioni e gli effetti per chi sceglie di stabilirsi in Italia.

I “lavoratori impatriati” sono coloro che, in possesso di specifici requisiti, trasferiscono la propria residenza fiscale in Italia per svolgervi un’attività lavorativa.
Per costoro già dal 2016 è previsto un regime di imponibilità ridotta dei redditi di lavoro dipendente prodotti in Italia, che dallo scorso 1° gennaio, grazie alle modifiche introdotte dalla Legge di Bilancio, è passata dal 70% al 50% e si è estesa anche ai redditi di lavoro autonomo. Il regime speciale è consentito anche ai manager in posizione di distacco, a partire dal periodo d’imposta in cui acquisiscono la residenza fiscale italiana.
Ugualmente può rientrare nell’imponibilità ridotta chi trasferisce la residenza in Italia prima ancora di iniziare l’attività, a condizione che i due eventi siano collegabili.
Con riferimento agli incentivi per “ricercatori e docenti” è prevista una tassazione agevolata per i redditi di lavoro dipendente e di lavoro autonomo prodotti in Italia per lo svolgimento dell’attività di docenza e ricerca che concorrono alla formazione del reddito complessivo nella misura del 10% e sono esclusi dal valore della produzione netta ai fini Irap. L’agevolazione si applica a decorrere dal periodo di imposta in cui il docente o il ricercatore diviene fiscalmente residente nel territorio dello Stato e nei tre periodi di imposta successivi, sempreché permanga la residenza fiscale in Italia.
Per accedere al beneficio i docenti e i ricercatori devono essere in possesso di un titolo di studio universitario o equiparato, non essere stati occasionalmente residenti all’estero, aver svolto all’estero documentata attività di ricerca o docenza per almeno due anni continuativi presso centri di ricerca pubblici o privati o università, svolgere attività di docenza e ricerca in Italia e, infine, acquisire la residenza fiscale nel territorio dello Stato.
I lavoratori “controesodati” cioè quelliche sono stati residenti in Italia e che, dopo essersi trasferiti all’estero, vi hanno fatto ritorno entro il 31 dicembre 2015, possono fruire di incentivi fiscali sotto forma di parziale imponibilità del reddito derivante dalle attività di lavoro dipendente, autonomo o d’impresa avviate in Italia. In particolare, possono optare per l’applicazione del regime degli impatriati e, quindi, richiedere la tassazione dei redditi, prodotti in Italia, su una base imponibile del 70 % per il 2016 e del 50 % per gli anni 2017-2020. Tra i requisiti richiesti dalla norma agevolativa, vi è la condizione di essere già stati residenti per almeno 24 mesi continuativi in Italia, la cittadinanza in uno dei paesi dell’Unione Europea, il possesso del titolo di laurea, l’iscrizione nelle liste anagrafiche della popolazione residente e il trasferimento del proprio domicilio e della propria residenza entro tre mesi dall’assunzione o dall’avvio dell’attività.
Il Fisco illustra poi il nuovo regime fiscale, introdotto dall’ultima Legge di Bilancio all’articolo 24-bis del Tuir, volto a incentivare il trasferimento della residenza nel nostro Paese di soggetti ad elevata capacità contributiva.
Si tratta di una misura che consente alle persone fisiche che intendono spostare la loro residenza fiscale in Italia di beneficiare di un’imposta sostitutiva sui redditi prodotti all’estero, stabilita forfettariamente nella misura di 100 mila euro per ciascun periodo d’imposta in cui resta valevole l’opzione. Il regime può essere esteso anche a favore di uno o più familiari, i quali sono tenuti a versare un’imposta sostitutiva pari a 25.000 euro.
Per fruire del regime agevolato è necessario, oltre all’effettivo trasferimento in Italia, che la persona fisica non sia stata fiscalmente residente nel territorio dello Stato per almeno nove dei dieci periodi d’imposta precedenti all’inizio di validità dell’opzione.
L’accesso al nuovo regime si realizza tramite opzione direttamente nella dichiarazione dei redditi, da presentare entro i termini ordinari. Qualora il contribuente ha dei dubbi circa la sussistenza dei requisiti soggettivi e oggettivi per l’accesso al regime, può presentare una specifica istanza preventiva di interpello.

L’accertamento da studi di settore è rafforzato dal reddito esiguo

La Corte di Cassazione ha recentemente affermato che in caso di accertamento basato sugli studi di settore che rileva una discordanza tra reddito dichiarato e risultanze dell’applicazione dello studio, la presunzione legale di maggiori ricavi non dichiarati può risultare rafforzata dal reddito insufficiente al mantenimento della famiglia e dalla presenza di ingenti spese nell’anno verificato (Sentenza 26 aprile 2017, n. 10276).

FATTO

L’Agenzia delle Entrate ha emesso nei confronti del contribuente avviso di accertamento sulla base della rilevata incongruenza tra ricavi dichiarati e quelli accertati mediante applicazione degli studi di settore, all’esito del contraddittorio, rilevando altresì un reddito d’impresa talmente esiguo da essere insufficiente al mantenimento della famigli, oltre a spese rilevanti incompatibili con il reddito dichiarato.
I giudici tributari hanno accolto il ricorso del contribuente, ritenendo valida la tesi della non corrispondenza del risultato degli studi di settore alla capacità contributiva, e in particolare che le spese erano ricomprese nei costi aziendali e sostenute con denaro dell’azienda e che spettava all’amministrazione finanziaria provare l’utilizzo di uno speciale macchinario acquistato per soddisfare un cliente poi perso.

DECISIONE DELLA CASSAZIONE

Su ricorso dell’Agenzia delle Entrate i giudici della Suprema Corte hanno preliminarmente evidenziato che secondo consolidato orientamento della giurisprudenza gli studi di settore hanno valore presuntivo la cui gravità, precisione e concordanza non è “ex lege” determinata dallo scostamento del reddito dichiarato rispetto agli “standards” in sé considerati – meri strumenti di ricostruzione per elaborazione statistica della normale redditività – ma nasce solo in esito al contraddittorio. Laddove il contraddittorio risulti espletato, a carico dell’ente impositore grava il solo onere di dimostrare l’applicabilità degli “standards” al caso concreto, spettando al contribuente invece provare la sussistenza di condizioni che giustificano l’esclusione dell’impresa dall’area dei soggetti cui possono essere applicati gli “standards” o la specifica realtà dell’attività economica nel periodo d’imposta esaminato.
La Corte Suprema, peraltro, osserva che, come nel caso di specie, ai fini della validità dell’accertamento, oltre alle discordanze dagli studi di settore, tenuto conto del regolare espletamento del contraddittorio, assumono particolare rilievo le circostanze oggettive riguardanti l’entità dei redditi dichiarati (reddito di impresa di appena 3.076,00 euro e reddito imponibile pari a zero), che non giustificavano neanche il mantenimento della famiglia (con coniuge e due figli a carico), e le spese comunque sostenute nel periodo di imposta in verifica (euro 36.450,00 per canoni di leasing ed oltre 44.000,00 euro per salari e stipendi).

Parte normativa del CCNL Oreficeria Industria

Si riporta una sintesi della parte normativa del rinnovo del CCNL per i dipendenti del settore orafo argentiero e della gioielleria da sottoporre all’approvazione dei lavoratori per la sottoscrizione formale dell’accordo.

Previdenza complementare- COMETA
A decorrere dal 1/4/2018, a favore dei lavoratori iscritti la contribuzione a carico azienda sarà elevata all’1,6% ragguagliata al valore cumulato di minimi tabellari, indennità di funzione quadri ed elemento retributivo per la 7A categoria. I lavoratori iscritti hanno diritto alla contribuzione di cui al comma precedente versando una contribuzione almeno pari all’1,2% del minimo contrattuale.

Assistenza Sanitaria Integrativa
A decorrere dal 1/4/2018, tutti i lavoratori in forza sono iscritti al Fondo di assistenza sanitaria integrativa mètaSalute fatta salva la facoltà di esercitare rinuncia scritta. I lavoratori assunti successivamente a tale data saranno iscritti al Fondo con la prima finestra utile così come definite nel Regolamento di mètaSalute. Hanno diritto all’iscrizione al Fondo i lavoratori, non in prova, con contratto a tempo indeterminato compresi i lavoratori part-time e a domicilio, con contratto di apprendistato e con contratto a tempo determinato di durata non inferiore a 5 mesi a decorrere dalla data di iscrizione; in tale ultimo caso l’iscrizione è automaticamente prolungata in caso di proroga del contratto. Per i suddetti lavoratori è prevista a decorrere dal 1/4/2018 una contribuzione pari a 156 euro annui (suddivisi in 12 quote mensili da 13 euro l’una) a totale carico dell’azienda

Formazione Continua
Per le iniziative formative finalizzate all’acquisizione di competenze trasversali, linguistiche, digitali, tecniche o gestionali, impiegabili nel contesto lavorativo dell’azienda, la stessa, anche integrando le risorse pubbliche e private a disposizione, sosterrà direttamente i costi fino a un massimo di 300 euro

Congedi parentali
L’utilizzo su base oraria dei periodi di congedo parentale è frazionabile per gruppi di 2 o 4 ore giornaliere riproporzionati, rispettivamente, ad un’ora e a 2 ore, per i part- time pari o inferiori a 20 ore settimanali. Esso non potrà essere programmato per un periodo inferiore ad una giornata lavorativa nel mese di utilizzo.

Permessi per eventi, e cause particolari ed ex art. 33, L.104/1992.
Fermo restando il diritto a fruire di tali permessi, per consentire una migliore programmazione dell’attività aziendale, il lavoratore presenterà un piano di programmazione mensile degli stessi con un anticipo di 10 giorni rispetto al mese di fruizione, fatti salvi i casi di necessità e urgenza.

Pari opportunità
In tema di molestie e violenze sul luogo di lavoro le Parti richiamano l’accordo quadro Confindustria – Cgil, Cisl e Uil del 25/01/2016.

Orario di lavoro
L’orario normale settimanale dei lavoratori che operano nei negozi, negli show room, negli altri spazi di vendita, nonché dei lavoratori impegnati nelle attività fieristiche in occasione delle stesse, è distribuibile su tutti i giorni di apertura dell’esercizio commerciale ovvero di preparazione e svolgimento della fiera, fermi restando i riposi compensativi a termini di legge e le maggiorazioni per lavoro festivo. La distribuzione dell’orario sarà definita dall’azienda e comunicata ai lavoratori interessati, possibilmente con preavviso settimanale, tenuto anche conto, ove compatibile con le esigenze organizzative, delle proposte condivise tra i lavoratori interessati. L’azienda comunicherà altresì tempestivamente agli interessati eventuali variazioni temporanee di orario dovute a esigenze organizzative contingenti ovvero ad impedimenti sopravvenuti di altri singoli lavoratori.

Contratto di lavoro a tempo parziale (part time)
La percentuale per la richiesta di trasformazione del rapporto di lavoro da tempo pieno a tempo parziale passa dal 2% al 3%. Inoltre, i lavoratori affetti da patologie gravi che richiedono terapie salvavita, hanno diritto alla trasformazione del rapporto di lavoro a tempo pieno in lavoro a tempo parziale, verticale od orizzontale secondo le modalità ed orario da concordarsi con l’azienda in modo da consentire lo svolgimento delle terapie. Venendo meno le condizioni di cui sopra il rapporto di lavoro a tempo parziale è trasformato nuovamente in rapporto di lavoro a tempo pieno previa richiesta del lavoratore.

Aumenti periodici di anzianità
A decorrere dal 1/6/2017 in caso di passaggio a categoria superiore il lavoratore conserva l’anzianità di servizio ai fini degli aumenti periodici di anzianità nonché il numero degli stessi il cui valore sarà ragguagliato agli importi previsti per la categoria di arrivo e non più al 50% degli aumenti periodici già maturati.